La Alef e l’uomo

5 settembre 2019 § Lascia un commento

אדם

איש

אנוש

«Tutte le parole che designano l’uomo cominciano con la lettera Alef. La Alef costituisce una specie di definizione dell’uomo. L’uomo può elevarsi nei luoghi più alti, ma anche cadere molto in basso».

(A. Steinsaltz)

La lingua della Torah

4 settembre 2019 § Lascia un commento

דברה תורה כלשון בני אדם

«La Torah parla il linguaggio degli uomini» (bYeb 71a)

L’alfabeto ebraico dell’immagine è opera del calligrafo francese Michel D’anastasio

Fili

31 luglio 2018 § Lascia un commento

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Siamo fragili e vulnerabili. Come Dio, che «è intessuto di relazioni: ama, e chiunque ama è consapevole che l’amore non è mai ferma certezza, solida costruzione di rapporti dati una volta per tutte. Chi ama conosce bene gli abissi, l’instabilità, il rischio della perdita, e l’estasi del cielo. Ami e dipendi dall’altro, come un acrobata sul filo perennemente a rischio di caduta nel vuoto. Se i suoi occhi si posano su di te, puoi sperimentare il paradiso; ma se il suo sguardo ti attraversa senza vederti, ecco che precipiti nell’abisso e il tuo universo finisce in frammenti» (B. Salvarani, Teologia per tempi incerti, Laterza, Bari-Roma 2018, p. 84). Camminare su quel filo è la fatica e l’impegno esaltante di realizzare se stessi. Ma mai una volta per tutte, sempre in modo nuovo, inatteso, creativo. Perché «l’equilibrio sta nel movimento» scriveva il surfista premio Nobel per la chimica Kary Mullis (Ballando nudi nel campo della mente, tr. it. Baldini & Castoldi, Milano 1998).

[Nella foto, il funambolo Philippe Petit attraversa le Twin Towers di New York nel 1974. Da non perdere il suo Trattato di funambolismo, tr. it. Ponte alle Grazie, Firenze 1999]

Il naufragio delle parole

2 luglio 2018 § Lascia un commento

Il contrario della parola non è il silenzio. Perché ci sono silenzi gravidi di senso. Ci sono parole che tradiscono il valore relazionale della parola. Parole che svuotano la parola della sua capacità costruttiva e della sua vocazione positiva, quella di porre qualcosa di creativo, di nuovo. La menzogna, la maldicenza e l’insulto sembrano parole, ma in realtà non lo sono, proprio perché svuotate della loro capacità creativa, della loro verità generativa. «Nella chiacchiera, nel mimetismo e nella demagogia le parole sono pronunziate inutilmente, poiché nel chiacchierone, nel commediante e nel demagogo tutto si svolge “come se non avessero parlato“» (A. Neher, L’exil de la parole, Paris 1970)

La radice che ti porta

17 gennaio 2017 § Lascia un commento

vincent-van-gogh-olive-grove-2«Non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te» (Rm 11,18)

«I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29)

Nel 1947 viene pubblicato Jésus et Israël di Jules Isaac, e sempre nel 1947 la conferenza di Seelisberg conclude il lavoro con la dichiarazione nota come Dieci punti di Seelisberg:

  1. Ricordare che è lo stesso Dio vivente che parla a tutti noi nell’Antico come nel Nuovo Testamento.
  2. Ricordare che Gesù è nato da una madre ebrea, della stirpe di Davide e del popolo d’Israele, e che il suo amore ed il suo perdono abbracciano il suo popolo ed il mondo intero.
  3. Ricordare che i primi discepoli, gli apostoli, ed i primi martiri, erano ebrei.
  4. Ricordare che il precetto fondamentale del cristianesimo, quello dell’amore di Dio e del prossimo, promulgato già nell’Antico Testamento e confermato da Gesù, obbliga cristiani ed ebrei in ogni relazione umana senza eccezione alcuna.
  5. Evitare di sminuire l’ebraismo biblico nell’intento di esaltare il cristianesimo.
  6. Evitare di usare il termine «giudei» nel senso esclusivo di «nemici di Gesù» o la locuzione «nemici di Gesù» per designare il popolo ebraico nel suo insieme.
  7. Evitare di presentare la passione in modo che l’odiosità per la morte inflitta a Gesù ricada su tutti gli ebrei o solo sugli ebrei. In effetti non sono tutti gli ebrei che chiesero la morte di Gesù. Né sono solo gli ebrei che ne sono responsabili, perché la croce, che ci salva tutti, rivela che Cristo è morto a causa dei peccati di tutti noi.
    Ricordare a tutti i genitori e educatori cristiani la grave responsabilità in cui essi incorrono nel presentare il vangelo e sopratutto il racconto della passione in un modo semplicista. In effetti, essi rischiano in questo modo di ispirare, lo vogliano o no, avversione nella coscienza o nel subcosciente dei loro bambini o uditori. Psicologicamente parlando, negli animi semplici, mossi da un ardente amore e da una viva compassione per il Salvatore crocifisso, l’orrore che si prova in modo così naturale verso i persecutori di Gesù, si cambierà facilmente in odio generalizzato per gli ebrei di tutti i tempi, compresi quelli di oggi.
  8. Evitare di riferire le maledizioni della Scrittura ed il grido della folla eccitata: «che il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli», senza ricordare che quel grido non potrebbe prevalere sulla preghiera infinitamente più potente di Gesù: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.»
  9. Evitare di dare credito all’empia opinione che il popolo ebraico è riprovato, maledetto, riservato a un destino di sofferenza.
  10. Evitare di parlare degli ebrei come se essi non fossero stati i primi ad appartenere alla chiesa.

La prima è l’Alef

22 settembre 2016 § Lascia un commento

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Ya’aqov ben Ya’aqov ha-Koen, Sefer ha-orah, Milano, Biblioteca ambrosiana, ms S 13 sup., c. 79r

La prima lettera dell’alfabeto ebraico, la lettera Alef, ha molti significati. Tra questi, uno si ispira alla sua particolare forma. La Alef infatti sembra essere composta da tre lettere: due yod, una nella parte superiore e l’altra in quella inferiore, separate da una waw trasversale. La tradizione ha dato molti significati a questa combinazione di lettere. La più conosciuta e la più popolare considera il valore numerico di queste tre lettere, la cui somma è 26 (10 yod + 10 yod + 6 waw), come il Tetragramma. Così, il Nome divino si trova come concentrato in una sola lettera, la prima.

D’altra parte si può dire, per continuare il percorso, che la Alef rappresenta la totalità del mondo. Nel primo racconto della creazione si dice che «Dio fece il firmamento del cielo e separò le acque che sono sopra il firmamento dalle acque che sono sotto il firmamento» (cf. Gen 1,7), disegnando così la forma della Alef costituta dalla yod superiore, che rappresenta il “mondo di sopra”, la yod inferiore, che rappresenta il “mondo di sotto”, e la waw, che li separa, come la Raqi’a, il firmamento.

I trentadue sentieri

10 settembre 2016 § 1 Commento

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Yosef ben Šalom Aškenazi, Peruš Sefer yeṣirah, Cambridge, Trinity College, ms F.12.143,c.8r

בשלשים ושתים נתיבות פליאות חכמה חקק יה יהוה צבאות אלהי ישראל אלהים חיים אל שדי רם ונשא שוכן עד וקדוש שמו ברא את עולמו בשלשה ספרים בספר וספר וספור

Trentadue meravigliosi sentieri di sapienza tracciò Dio, Signore delle schiere, Dio di Israele, Dio vivente, Dio onnipotente, il sommo e l’eccelso colui il cui nome è santo (Is 57,15). Creò il suo mondo con tre registri: con la scrittura, il computo e il discorso. (Sefer yeṣirah, 1)

Lungo il bordo interno della circonferenza sono segnate trentadue tacche (in questo manoscritto, il copista ha tracciato per errore trentaquattro tratti invece di trentadue), mentre altre dieci sono tracciate in corrispondenza del diametro, dove compare la scritta alakson ‘eśer middot, «diametro di dieci attributi». Il disegno allude agli «attributi» – ovvero le sefirot e i «sentieri di sapienza» – ricordati nel Sefer yeṣirah. Il numero trentadue si riferisce in realtà alla somma degli strumenti che Dio ha impiegato per la creazione del mondo, e cioè le dieci sefirot e le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. (G. Busi, Qabbala visiva, Einaudi, Torino 2005, p. 183)

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